L'immersione: un po' ansiosa, la subacquea è in coppia con l'istruttore. Prima di immergersi ripassano il programma di immersione un'ultima volta. La ragazza non si era mai immersa al di sotto dei 13,7 metri, mentre questa immersione era programmata a 21,3. Per qualche attimo ha difficoltà nello scaricare aria dal giubbetto equilibratore (BCD), ma presto inizia a scendere per raggiungere il gruppo che l'attende sul fondo.
Le complicazioni: una volta discesa, la subacquea sente la maschera attaccata al viso e non riesce ad allentare la pressione. Compensa i timpani senza problemi, ma dalla maschera entra acqua ed il livello supera il suo naso. Un membro dell'altra coppia si accorge che la ragazza sembra in difficoltà e, coi segnali, le chiede se va tutto bene. La sub risponde che qualcosa non va, indicando la maschera.
L'altro allievo richiama l'attenzione dell'istruttore, il quale segnala alla subacquea in difficoltà di proseguire la discesa fino al fondo. Lei scende fino ad un punto dal quale sia possibile scrivere il suo problema sulla lavagnetta dell'istruttore ma, quando arriva, la sua maschera è piena d'acqua al 90% ed incomincia a darle grande disagio. Non riesce a staccare la maschera dal viso e ad effettuare lo svuotamento; cerca di scriverlo sulla lavagnetta dell'istruttore ma non ci riesce. A questo punto decide di risalire in superficie.
La ragazza ritorna alla cima dell'ancora ed inizia una lenta risalita dai 21 metri.
L'istruttore risale poco dopo e le chiede cos'è successo. "Non ti ricordi che bisogna espellere aria dal naso?" aggiunge.
La subacquea si era dimenticata di immettere aria nella maschera per evitare lo schiacciamento. Si era ricordata di respirare in maniera costante, si era ricordata dei segnali, sapeva svuotare la maschera; ma nello stato di eccitazione dovuto all'immersione in mare aperto, non aveva pensato di compensare lo spazio fra il viso e la maschera.
Il risultato finale: purtroppo la differenza di pressione creatasi sul viso a causa dello schiacciamento della maschera aveva spaccato i vasi capillari che ricoprono la sclera, la parte bianca dell'occhio. Aveva inoltre causato il rigonfiamento della membrana congiuntivale che riveste la sclera e dei tessuti che circondano l'occhio. Nei casi più gravi, come questo, lo schiacciamento della maschera dà l'impressione che il sub abbia preso dei pugni in faccia. Alla fine, il sangue che aveva intriso i tessuti o che era trattenuto nella congiuntiva, verrà riassorbito. Possono essere necessarie diverse settimane perché questo processo sia completato ed, in questo caso, ci volle più di un mese perché l'aspetto del viso ritornasse normale. Il gonfiore della congiuntiva le causava fastidio quando muoveva gli occhi da un lato all'altro ed in più lo schiacciamento della maschera le aveva prodotto alcune piccole ferite sulle palpebre superiori.
La discussione: lo schiacciamento della maschera raramente causa qualcosa più di un paio di occhi neri o "occhi da panda", ma a volte può essere molto fastidioso. Anche se non è di per sé una lesione mortale, può essere il primo passo di una reazione a catena che porta a panico, decisioni sconsiderate ed un potenziale evento fatale. E' importante effettuare un controllo reciproco col compagno prima dell'immersione, ripassare i segnali e non dare per scontato che tutti sappiano eseguire i più semplici esercizi subacquei. In questo caso non è chiaro se era stato ben spiegato alla subacquea come svuotare la maschera e nemmeno se lei aveva parlato all'istruttore della sua condizione ansiosa. Probabilmente l'istruttore avrà pensato che, essendo già brevettata, la ragazza poteva affrontare l'immersione in tutta tranquillità.
Schiacciamento della maschera
ARTICOLO DAN EUROPE
III - 2001
di Joel Dovenbarger, DAN America Medical Services
Per gentile concessione DAN Europe